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Ama i borghi italiani, difendi il tuo cammino

Ama i borghi italiani, difendi il tuo cammino

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di Alex Vigliani

Ama i borghi italiani, difendi il tuo cammino.
Il domani, quello della ripresa, è già dietro la porta. Abbiamo avuto una pausa lunga per poterci preparare, per poter pensare a un alternativo turismo possibile.
Perché, sia chiaro, un turismo diverso è possibile.
Servono investimenti, vero. Servono manovre politiche, anche regionali. Servono, al di là delle idee, modalità e nuovi paradigmi su cui lavorare, spazio d’azione e investimenti sul futuro.
Però, quel che ognuno di noi può fare, il piccolo passo che ha dinanzi, è una minuscola particella di rivoluzione che non può essere abbandonata.
Sostenibilità. Questa è la parola chiave. Questo è il da farsi, per evitare che il domani sia soltanto una ripresa abusata e usata di un modus operandi passato che dovremmo scrollarci dalle spalle.
Se proprio dovessi pensare a uno stile di vita differente, a un turismo possibile che evidenzi le potenzialità vere dell’Italia, questo io lo andrei a ritrovare nei borghi. In quelli che oggi stanno spopolandosi, quei borghi abbarbicati tra colline, montagne, meglio ancora incastonati in valli tra filari di viti e geometrie di ulivi, dove la mia gente “di fatica onusta è vegeta robusta” di Pariniana memoria. Quei mondi antichi in cui lo scambio gentile tra visitatore e abitante, che fa da contrasto a certe rughe e mani indurite, si esalta nella ricerca appassionata del racconto come esperienza di accrescimento.
L’on the road della beat generation ma senza le grandi città, senza il sovrappopolamento, senza la ricerca di quel caos di corpi, voci convulse e velocità.

Lentezza. Allenarsi alla lentezza, quindi instaurare con il tempo e con lo spazio un compromesso rispetto all’odierno. Niente orologi, la felicità, l’incanto di perdersi in un borgo limitando, quindi confinando, la frenesia. Essere come quella donna sull’uscio che seduta su una sedia ascolta il tempo senza perdere neanche una stagione.
Imparare ad ascoltare il suono dei propri passi. Assaggiare il gusto, il profumo dei vicoli all’ora di pranzo, chiudere gli occhi e immergersi nel tintinnare dei piatti. E mentre il rintocco della campana, che fa campanile, che fa luogo di aggregazione, richiama allo scandir della mezz’ora, con passo lento avvicinarsi ad un sentiero e lì fermarsi su una panchina nel verde, sedersi e prendere un pezzetto di un cibo, che potresti avere in quantità esagerate in un supermercato, ma che oggi peschi dalla dispensa delle emozioni.

Un risveglio sensoriale, un amare quei luoghi che Pavese raccontava ne “La luna e i falò”. Con quelle modalità. Così, difendere il cammino sotto casa, allora, è un modo per elaborare il post covid, per apprezzare la prossimità, il chilometro zero e difendere quei tratti di cammini, di sentieristica oggi abbandonati e preda di discariche abusive e sporcizia. Se è vero che di cammini ne esistono tanti è pur vero, d’altronde, che un cammino nasce sempre attraverso un primo passo fatto.

Ecco il primo passo è apprezzare e difendere la prossimità, diventare promotori del proprio territorio, abbracciare la sostenibilità e amare noi stessi e la natura come il primo, fondamentale, irrinunciabile congiunto.

 

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