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Camminare in un bosco fa passare ogni tristezza, la risposta è nella biofilia. E quanto ne abbiamo bisogno!

Camminare in un bosco fa passare ogni tristezza, la risposta è nella biofilia. E quanto ne abbiamo bisogno!

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Secondo appuntamento con VerdeDentro,
la rubrica di Michela Battisti
Tnpee e Dottoressa in Psicologia e Salute
che approfondisce gli aspetti del rapporto tra uomo, natura e benessere. 
Oggi parliamo di Biofilia e di Istinto Biofilico.

E se la natura fosse parte dei nostri istinti primordiali?

Nelle giornate forzatamente casalinghe, tutte scandite da attività molto simili tanto da non distinguerle più, spesso lo sguardo cercava un orizzonte più ampio, un pensiero rigenerante che prendeva forma mentre, quasi senza accorgercene, i nostri occhi cercavano uno spazio esterno da osservare… la chioma bizzarra di un albero, un seme nato in un posto improbabile, la lenta corsa di una nuvola, il bucato steso nel balcone accanto al nostro col suo ondeggiare sinuoso.

Perché, senza neanche pensarci, torniamo a ristabilire un contatto con gli elementi naturali?

La risposta potrebbe essere ricercata nell’istinto biofilico.

L’animale uomo custodisce infatti in sé un istinto innato, una sorta di matrice biologica che ci ricorda l’inscindibile legame tra noi e la natura. Gli elementi naturali hanno del resto accompagnato tutta la nostra evoluzione. L’uomo ha vissuto nell’ambiente naturale per più di 5 milioni di anni e le sue funzioni corporee si sono evolute per consentire la sua la sopravvivenza nell’ambiente aperto e selvaggio. Le funzioni prettamente fisiologiche dell’uomo si sono sviluppate e adattate per interagire con la natura e questo rappresenta uno dei motivi fondamentali per cui gli uomini tornano a rilassarsi in un ambiente boschivo (Miyazaki, 2002). Oggi sappiamo che è ampiamente riconosciuto che venire a contatto con la natura apporta in qualche modo benefici alla salute umana (Kellert & Wilson, 1993).

L’innata tendenza degli esseri umani a preferire luoghi o suoni naturali e a mostrare curiosità, attrazione o attenzione verso gli altri esseri viventi è stata spiegata in termini evoluzionistici con l’introduzione del concetto di Biofilia (dal greco amore per la vita), che racchiude il bisogno dell’uomo di tornare al suo ambiente naturale, di sentirsi parte di un sistema più ampio e complesso. 

Il termine è stato introdotto da Erich Fromm che descriveva con questa parola, spesso citata accanto alla necrofilia, l’attrazione dell’uomo verso tutto ciò che è vivo. Il concetto è stato ripreso poi da Edward O. Wilson, biologo evoluzionista professore ad Harvard, che la descrisse come bisogno dell’uomo di legarsi ad altri esseri viventi, risultato di un processo evolutivo di milioni di anni, come ‘tendenza innata a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente’ (Wilson, 2002).

Il concetto di Biofilia rappresenta dunque l’idea che non sia una scelta casuale la nostra ma che gli esseri umani, essendosi evoluti in luoghi del pianeta ricchi di specie vegetali e animali, posseggano una sorta di intima attrazione biologica verso quello che oggi noi definiamo genericamente ‘natura’.

Che ruolo ha questa attrazione verso la natura? Che effetto produce sul nostro corpo, sul nostro benessere?
Lo scopriremo tra qualche giorno
😊

 

Riferimenti bibliografici

– Miyazaki (2002). Nature and comfort. Proceedings of the 6th International Congress of Physiological Anthropology, 20. 

– Kellert & Wilson (1993). The biophilia hypothesis. Island Press, Washington, D.C. 

– Wilson, E. (2002). The Future of Life, Alfred A. Knopf. New York.

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