Io cammino. Perché camminare è un viaggio senza fine.

da | 22 Gen 20 | Pensieri in cammino | 0 commenti

Senza fine. Camminare.
Lo facciamo dall’inizio della nostra vita e poi d’un tratto ce ne dimentichiamo della fatica fatta per sollevarci da terra, per quel passo barcollante fatto a braccia protese abbracciando una nuova libertà.
Una conquista, rivoluzione di movimento.
Evoluzione, l’esperienza del volo dell’aquilotto.
Quel primo passo alla base di tante evoluzioni della storia umana, un miracolo che si rinnova ogni qualvolta un bimbo imprime le manine sulla terra per un II grado di arrampicata che lo porti in equilibrio sulle gambe.
Quel primo passo che è il principio di ogni cosa. Da quello del primo uomo eretto, fino a quello che sognava la luna e la raggiungeva, fermando la propria impronta sul suolo del nostro satellite.
E che dire dei passi, tanti, fatti dai transumanti, passi di nomadi che tagliano la terra a fette, passi, tanti, alla base di ogni attività.
L’archetipo del passo.
La metafora di qualcosa che si conquista “passo dopo passo”.
Lentamente.
Parole, queste, dettate dalla vigilia di un cambiamento, di un nuovo inizio, una nuova avventura che sì, è mia, ma che se rapportata ai passi fatti è cosa di tutti.

Cambiamento voluto e spero presto conquistato. Generato dalla voglia di camminare non più solo con i piedi, ma con un nuovo piglio, se possibile più antecedente all’esperienza del primo passo.
Camminare in compagnia dei cinque sensi, sopiti sul giaciglio dell’infanzia e per questo da recuperare, ora che a quasi quarant’anni forse c’è bisogno di revolvere, recuperare, tornare a prendere quel bambino in attesa alla fermata della vita.
Se c’è un fiore voglio ritrovare la voglia di conoscerlo e chiamarlo per nome, così come l’albero, la roccia, il passaggio dell’animale, gli steli d’erba da sfiorare senza rovinarli, un nuovo sentire.
Rinascere ancora.
Ancora camminare. Un viaggio che non ha fine, non ha meta, un viaggio in cui non esiste punto d’arrivo.
Il primo passo: il principio di un cammino. E così non c’è un punto, uno “stop”.
Camminare sempre per incarnare il cambiamento.
Sempre.

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