Il più grande e divino dei camminatori… secondo noi!

da | 25 Mar 21 | Pensieri in cammino | 0 commenti

Di Alex Vigliani

Il grande e divin camminatore,
il più noto tra gli escursionisti.

Mi perdoni il sommo poeta se dal paradiso conquistato, oggi lo riporto al fango, ai sentieri, alle pietraie, tracciati su cui sicuramente ha già mosso i suoi passi per normalità d’usi, poiché di quotidiano e normale uso era spostarsi a piedi a suo tempo. Non di certo, insomma, con il medesimo mio piglio, quello dell’escursionista, che va ricercando oggi pause ed emozioni estranianti dal mondo post industriale.
Allora mi perdoni ancora una volta il sommo poeta, se stavolta, senza ch’om voli, lo sposto idealmente sulla vetta di Monte Cacume (1098 m sul livello del mare), cima puntuta della Ciociaria che sembra citata nel IV canto del Purgatorio. E dico “sembra” poiché per una “c” minuscola o maiuscola si perde il senso del vero, si agitano ipotesi, si scontrano fazioni come manco tra Guelfi e Ghibellini su “Cacume” come nome o su cacume vetta acuminata del Bismantova che, però, è tutto tranne che acuminata.

25 Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
26 montasi su in Bismantova e ‘n Cacume
27 con esso i piè; ma qui convien ch’om voli;

28 dico con l’ale snelle e con le piume
29 del gran disio, di retro a quel condotto
30 che speranza mi dava e facea lume.”

Oggi, però, e tornando a noi, è Dantedì, giornata dedicata a Dante Alighieri poiché si presuppone che proprio il 25 marzo sarebbe iniziato il suo cammino. Quello più profondo e immaginifico: l’esplorazione dei tre soggiorni dell’anima dopo la morte.
So che viso avesse e anche come si chiamava, ma a me allora Dante eroe giovane e bello piace pensarlo così: escursionista ante litteram, il più noto, quello dal viaggio e dall’invito al cammino più lungo. Viaggio soprannaturale, lento ed esperenziale, forse ispirato dalle visioni di Alberico di Settefrati (FR) che lascerà in eredità a Montecassino attraverso una serie di scritti.

Ma perché associare il viaggio nell’oltretomba di Dante a un’escursione?
Innanzitutto siamo nell’ambito della conoscenza, della lenta consapevolezza e della lenta risalita attraverso una “geo morfologia” verticale, un cammino archetipicamente in salita, dove – accompagnato da Virgilio – il sommo si sperimenta, fa esperienze, incontra, assorbe immagini e racconti. Si ferma, prende respiro, ma poi inesorabile riprende il suo cammino.

La Divina Commedia non è cosa che si comprenda bene lo studente. O forse sì, implicitamente, poiché spesse volte essa incontra la voglia di fuggire, di intraprendere un viaggio, di chi costretto allo studio si perde fuori dagli infissi di una scuola soprattutto quando i pollini primaverili danzano primavera di rinascita.
Leggere Dante, parlare di Dante, che si voglia o meno, è mettere in moto la mente per esplorazioni faticose, poiché esse riguardano l’Io di vette estreme e sovente sconosciute, insidiose quanto l’abisso di Nietzsche.
Virgilio è l’archetipo del sentiero, se vuoi tracciato e ben descritto. Il racconto, le metriche, i canti una carta escursionistica di simboli e argomentazioni uniche. Dante e Virgilio si fondono, il secondo guida il primo, ma il primo traccia le linee del nostro cammino. E quanto più avventuroso e grottesco, tanto più sarà avvincente, a dimostrazione che le difficoltà, quando infernali, sono poi il pane dell’esploratore, spinto non tanto dal trovare le medesime condizioni quotidiane da zona di comfort, ma inenarrabili vicende da raccontare in selve oscure e bestie minacciose parate dinanzi a sbarrare il passo. Tutto è privo di luce come il bosco più fitto. C’è la notte in cui luna e stelle si celano e che priva il camminatore di punti di riferimento. L’affaticato passo è messo a dura prova, ogni cosa distrae dal Fino a quando, dopo fatiche e prove, cammino iniziatico di purificazione che mescola magia imitativa e religione, si giunge alla vista del cielo stellato, del firmamento nella meraviglia delle cose che tutto pacifica e rilassa i sensi.

Ma c’è di più. I luoghi della Divina Commedia esistono, sono frutto dell’esperienza e conoscenza diretta dell’autore, non solo la costruzione dei mondi altri e visioni ma un taccuino di viaggio portato nell’oltretomba, un mondo sovrapposto a un altro in cui il capovolgimento della realtà è prova iniziatica di maturazione.
Per concludere quanto scritto, senza dovermi ripetere, andando a perdermi nelle labirintiche vicende di Dante, concluderò con una citazione che meglio rende onore al pensiero del Dante camminatore, del Dante escursionista.

L’Inferno, e più in particolare il Purgatorio, celebrano la falcata dell’uomo, la lunghezza della scala e il ritmo dei suoi passi, la pianta del piede e la sua forma. Il passo, coniugato al soffio, saturo di pensieri. Dante vede in esso la fonte della prosodia. Usa, per definire il camminare, un gran numero di formule, varie ed avvincenti. Filosofia e poesia sono, in Dante sempre in cammino, sempre a piedi. La sosta essa stessa è un’altra figura del movimento che si raccoglie: una tappa propizia al dialogo che si conquista con degli sforzi di alpinista.

Ossip Mandel’stam 

 

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