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Di occhi vivaci e scarpe sempre sporche

Di occhi vivaci e scarpe sempre sporche

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Di Michela Battisti

Li riconosci perché vanno in giro con gli occhi vividi e le antenne dritte, lo sguardo intento a catturare dettagli che sembra non vogliano più lasciar andare. Usano gli strumenti più disparati per immortalare quello che riescono ad intercettare, dagli obiettivi fotografici ai palmi delle mani, dai taccuini fedeli alle pieghe delle loro iridi.
Si distinguono per quel loro piglio, per quell’entusiasmo che guida i loro passi nei sottoboschi, tra le rovine di una città addormentata, nelle distese di brina mattutina.
Si armano di indomita pazienza, di profumata speranza, di docile ammirazione e di quel passo leggiadro che riesce ad avere solo chi non è mosso dalla pretesa di prevaricare ma dal desiderio di abitare in modo consapevole, mai casuale.

Non sono padroni, non si sentono superiori a nessun essere vivente, piuttosto parte di un universo straordinario, abitanti di un pianeta sorprendente nella sua fragile bellezza.
Si armano di stupore e di meraviglia, dicevamo, gli occhi vivi e le orecchie pronte, lo sguardo mai banale, mai superficiale.
Calzano immancabili scarponi spesso sporchi di fango e sostengono con le loro spalle generosi zaini ma, se la schiena è sollecitata dal peso del necessario, il cuore è sgombro di ogni carico futile.

I cercatori di bellezza li riconosci dal guizzo di vita che spunta dai loro occhi.

Muovono passi grati e guardano con tenerezza quello che Madre Natura porge davanti al loro sguardo: le dita leggere a sfiorare un lichene sfrangiato, l’ammirazione per il coraggio dimostrato da una bacca sgargiante, gli occhi intenti a seguire le tracce di lepre sulla neve, l’obiettivo puntato su una fatta di un lupo, una tana da cercare, le perfette geometrie di una galla da studiare, un fiore che sfida l’inverno da immortalare, dei fili di ghiaccio da contemplare.

Posano la loro mano contro la corteccia liscia di un faggio e si mettono in ascolto quasi a ristabilire una connessione in fondo mai interrotta, quasi a sincronizzare le reciproche vibrazioni.

Si soffermano con stupore davanti ad ogni spettacolo che la natura sa offrire perché sanno che è lo stupore che muove il mondo, il loro mondo, e questo non lo dimenticano.

Li riconosci dal loro passo leggero i cercatori di bellezza e ti auguri, guardandoli, che non abbandonino mai quella genuina curiosità bambina, fragile e insostituibile motore di questo nostro continuo andare.

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