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La contagiosa felicità del camminare

La contagiosa felicità del camminare

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di Alex Vigliani

Se camminare per valli, boschi, monti e senza mai fermarsi è un altro modo di sognare, di immaginare un altro mondo.
Respirare, puoi farlo, chiudere gli occhi anche. E tutto questo passo dopo passo, perdendoti tra le grandi cattedrali della natura che s’alzano fino al cielo.
L’uomo lo ha sempre fatto, ricavandosi letti su pietra e costruendo un mondo diverso all’ombra di sontuose faggete, su increspati crinali, protetto dal pensiero e da una forte inviolabile fiducia nel destino.
Così intorno all’anno 1000, quando ha creduto che il mondo dovesse finire, si è incamminato cercando nell’abbraccio dei boschi una dimensione “altra” che potesse addolcire l’attesa della fine – che tra le braccia di una madre si sta sempre e comunque bene.

Fede in Dio o nell’Io, alla ricerca ante litteram del super uomo o del Walden di cui Thoreau avrebbe scritto anni dopo.
Ma è nell’incontro con l’altro che avviene la vera trasformazione, la grande rivoluzione. In natura, tra le aspre vette, dove la salita ti prende di petto, nella tempesta e la pioggia ci si saluta tra sconosciuti, ci si scambia un sorriso, ci si chiede provenienza e destinazione come se ci si fosse sempre conosciuti. Ci si scambia un pezzo di cioccolata e ci si abbevera alla stessa fonte. D’accordo, il neofita non lo farà, ma sarà dall’altro che incontra che imparerà la contagiosa felicità del camminare che trasforma ogni gesto sconosciuto in qualcosa di speciale.
La condivisione del giorno e dei passi che fanno del cammino la ricetta della felicità.

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