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Il killer si nasconde nel bosco: armi segrete e insospettabili assassini

Il killer si nasconde nel bosco: armi segrete e insospettabili assassini

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Di Michela Battisti
Tnpee e Dottoressa in Psicologia e salute

IL KILLER SI NASCONDE NEL BOSCO: ARMI SEGRETE E INSOSPETTABILI ASSASSINI

Passeggiare nel bosco per godere delle sue bellezze ma anche per immergersi in un ricco cocktail di preziose sostanze utili per il bosco stesso e benefiche per l’uomo. Ma perché le piante si adoperano per produrre così tante sostanze?

Perché il bosco, attraverso queste sostanze, parla, si organizza, si difende e si mantiene in vita!

Sapete cosa fanno alcune piante quando vengono attaccate dagli erbivori? Li avvelenano facendo squadra!

Il patrimonio fogliare è un elemento troppo prezioso e, se la pianta viene attaccata da animali affamati, non potendo scappare a gambe levate, deve inventare un’altra soluzione.Negli anni ’90 il biologo sudafricano Van Hoven cominciò a chiedersi perché più di 2000 antilopi fossero misteriosamente morte. Analizzandole, scoprì che la mortalità di questi erbivori era legata a una eccessiva presenza di tannini nei loro corpi. I tannini sono sostanze contenute nelle piante che, in modiche quantità, vengono ben tollerate dagli animali. In questo caso invece sembrava che la quantità di tannini fosse improvvisamente aumentata, tanto da essere letale per le antilopi.
Questo confermava un’ipotesi già studiata secondo la quale una pianta, in risposta a un danno o a un pericolo, può produrre sostanze che trasformano il sapore della foglia rendendola poco gustosa o che, addirittura, la possono rendere tossica. Questa strategia non sempre però si rivela completamente efficace perché la risposta biochimica di solito necessita di alcune ore e, in presenza di tanti animali affamati, spesso la pianta perde ugualmente gran parte delle sue foglie.

E allora cosa era successo in questo caso? Perché erano morte così tante antilopi?

Perché questa volta non eravamo davanti alla reazione di una singola pianta ma alla strategia combinata dell’intero bosco!
Le piante, in quel caso acacie, non solo erano in grado di produrre tannini e quindi rendere più tossiche le loro foglie ma erano addirittura capaci di avvisare le piante vicine facendole correre ai ripari per tempo!
Era una ennesima conferma: i segnali aerei provenienti dai tessuti di una pianta danneggiata potevano stimolare cambiamenti biochimici nelle piante vicine, dando loro la possibilità di agire in anticipo!
Andando infatti ad analizzare i rami feriti dal passaggio degli erbivori, soprattutto quelli nella parte esterna al bosco, più esposti quindi agli attacchi, ci si accorse che questi emettevano etilene, un composto organico volatile invisibile.

L’etilene aveva quindi una funzione precisa: allertava gli altri esemplari di acacia, li avvisava dell’imminente pericolo e spingeva quindi l’intero bosco ad attivare le difese, cominciando a produrre elevate quantità di tannini ben prima dell’attacco degli erbivori!

Difendersi senza potersi muovere, comunicare senza gridare, sopravvivere facendo squadra…quante cose ci insegnano queste piante 😊

Riferimenti bibliografici
– Van Hoven W. Mortalities in Kudu (Tragelaphus strepsiceros) populations related to chemical defence of trees. Rev Zool Afric 1991;105: 141-5.
– Van Hoven W. The tree’s secret weapon. South African panorama 1985; 30:34-7.

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