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Madre Terra: riflessioni per accettare la pioggia come si accetta il sole

Madre Terra: riflessioni per accettare la pioggia come si accetta il sole

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di Giulia Zaccardelli

Tra le cose più importanti che può insegnarci la natura, una in particolare è a portata di mano, quotidianamente sotto i nostri occhi. Eppure, come per tutte le cose immediate, è necessario aprire gli occhi per vederla: il rispetto.

Il rispetto per noi, qualsiasi sia lo stato, climatico o d’animo, che stiamo vivendo.

Oggi piove. La natura sta piangendo. Ma non si vergogna di questa sua emotività strabordante, non teme di apparire più debole rispetto a come siamo abituati a conoscerla. Semplicemente, anche la pioggia fa parte di una natura impetuosa che non sa cosa significhi nascondersi. Perché sa che quando piange è addirittura più bella, più complessa e misteriosa di quando sorride al sole, e si lascia illuminare in tutta la sua vastità.

Oggi la natura è inquieta rispetto a quella che abbiamo vissuto ieri. Ma anche in questa sua inquietudine ci insegna la lentezza, l’attenzione, la capacità di rianimarsi quando sembra che tutto sia fermo.

C’è rumore oggi, lì dove ieri c’era silenzio. I tuoni riecheggiano nell’aria, e nelle nostre orecchie il suono del cielo insegue quello della pioggia che sbatte con forza contro il suolo. Un concerto di sinfonie che nessuna orchestra sarebbe mai in grado di riprodurre.

Le stagioni si alternano, e l’inverno lascia il posto alla primavera. E quando è il momento, lei arriva, e squarcia la natura con la sua potenza che non deve chiedere il permesso, né deve inginocchiarsi al cospetto di chi le lascia il trono.

Le stagioni cambiano, e la natura questo lo sa. E lo accetta. Nulla resiste al cambiamento, tutto scorre fluido, e davanti ai nostri occhi un paesaggio in cui ieri lo sguardo si perdeva perché appariva tutto bianco, candido e senza punti di riferimento, oggi lo vediamo sprizzare di colori. Distinguiamo il verde delle foglie sui rami, il marrone di quelle che sono a terra, vediamo cespugli in fiore, boccioli di colore che attendono, senza fretta, che il sole li scaldi per maturare la loro bellezza. C’è il cielo, celeste e bianco, in cui le nuvole si abbracciano, e cinque minuti dopo quello stesso cielo ha uno spessore diverso, perché le nuvole si muovono, scorrono. E le braccia di prima si allargano ad accogliere nuovi abbracci.

La natura cambia, eppure rimane sempre la stessa.

Lentezza, inquietudine, pace, tempesta, armonia cromatica, caos, pazienza.

La natura richiede pazienza. Il caos che regna sovrano ha le sue regole ben precise, di cui noi possiamo appena sorridere. E questo disordine così perfetto ci invita a dedicarci a lui, a disordinare i nostri pensieri per riuscire a trovarne il filo che li unisce.

E non è un tumulto invano. La natura lo sa che le serve la pioggia per rifiorire. Per lucidare ciò che il sole secca, opacizza. Che non solo alla luce esiste la vita, ma anche nel buio lei prolifica.

Che è necessario il sottosuolo affinché fiorisca la terra.

E il nostro sottosuolo esige la stessa cura ed attenzione affinché possiamo fiorire.

Abbiamo bisogno della luce e del buio, allo stesso modo in cui la natura alterna il giorno e la notte, l’inverno e l’estate, la fioritura primaverile con l’appassire autunnale.

Siamo spaventati dal tumulto dell’animo così come ci destabilizza un temporale in primavera. Ma la natura lo accetta, e lo benedice. Si lascia andare al fluire delle forze che la regolano.

Perché sa che è sprecato utilizzare le energie per limitare qualcosa che, semplicemente, deve essere.

Così per noi: temiamo il caos, ma è nella crisi che si mette in dubbio il silenzio; sono le lacrime che fanno brillare la nostra umanità; il sole alleggerisce la vista e l’animo, ma è grazie all’inquietudine e alla tempesta se possiamo aprire gli occhi sulla nostra natura. E possiamo rispettarla.

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