Masaru Emoto e la memoria dell’acqua

da | 8 Lug 20 | Pensieri in cammino | 2 commenti

di Alessandra Corsini

Il poeta sa che la memoria è il regno delle verità  che tutto vi rimane infisso.

Ma  trovare il ricordo è arte di sublime inventiva perché  trasmuta con le variazioni della vita e si rifugia negli interni più profondi del cuore.

Masaru Emoto (Yokohama, 22 luglio 1943 – Yokohama, 17 ottobre 2014)  era un cacciatore di memoria, un uomo che cercava risposte nell’osservazione e nell’esperienza. Intuì come l’acqua potesse rimanere impressa a seconda dell’esperienza che viveva creando una sua storia e da qui  la memoria.
Mise a punto una tecnica per esaminare al microscopio e fotografare i cristalli che si formano durante il congelamento di diversi tipi d’acqua.
Mostrò all’acqua parole, simboli, immagini e suoni. Scrisse in giapponese, ma anche in altre lingue, che la natura comprende la vastità dell’espressione: amore, grazie, sciocco, io ti uccido,  angeli, diavoli,  saggezza, cosmo. Le fece vedere foto della terra, dei delfini, del sole, di  un terremoto, le montagne, Stonehenge, ascoltare Mozaet, Bach, Chopin,  Beethoven, i Beatles, Elvis  Presley, gli Heavy Metal e musica da tutto il mondo. Ha esaminato acqua  che ascoltava pregare, acqua delle sorgenti e acqua degli acquedotti di varie città

Scrisse che quando l’acqua congela, le molecole dell’acqua si accorpano sistematicamente e formano i nucleoni del cristallo. Questo si stabilizza solo se ha la struttura di un esagono, poi cresce e diviene un cristallo visibile. Questo è il decorso naturale. Se noi però forniamo all’acqua informazioni non naturali, non può formarsi nessun cristallo esagonale armonico. Le parole ‘grazie’, ‘amore’, ‘gratitudine’, sono una parte dei principi di base della natura. Per questo il cristallo forma la figura tradizionale di un bell’esagono. Invece la parola ‘sciocco’ non esiste in natura; è un termine innaturale coniato dall’uomo.

In una scuola ha fatto un esperimento con due bottiglie, una alla quale i bambini si rivolgevano spesso dicendo:<<Ma questo è bello>>,  mentre all’altra glielo dicevano solo di tanto in tanto, la ignoravano. Il cristallo dell’acqua ignorata è quasi completamente distrutto.  Il grande dolore dell’abbandono, quando la bellezza si disgrega. I cristalli dell’acqua si modificano anche attraverso la coscienza delle persone che compiono l’esperimento. Come evidenziò Geoffrey Ingram Taylor  nei suoi esperimenti nel 1904, ripetuti poi nel 1998 presso il Weizmann Institute di Israele sviluppando la teoria che  la realtà è la risultanza fra osservatore ed osservato, significa che l’universo esiste perché vi è un osservatore, significa che il sistema di credenze dell’osservatore determina l’esistenza della realtà nella forma in cui egli crede che sia.

Un neonato è composto dal 94% d’acqua, un adulto da circa il 65%.  Come il mare siamo soggetti agli influssi e rispondiamo alle leggi di natura, siamo un’acqua gravida di esperienza che muta i suoi cristalli e che sempre ci portiamo appresso. Qualcuno dice da tante vite, un’acqua pregna di forme dall’eternità, altri dicono che già una vita da sola ha tanta di quella storia da bastare a se stessa. 

Noi ce ne andiamo in giro permeando tutto e tutti, fecondati da ogni incontro, avventura, idea.

La memoria, la grande creatrice, la mistica per eccellenza che tutto contempla nel telaio perenne, si infittisce di storia,  miserie e incanti, lei ci muove il cuore e anche l’intelligenza che sembra contenere persino la sapienza e tracce d’universo.

Persino i bambini lo sanno quando chiedono:<<Papà ti ricordi quando ero piccolo?>>. 

Siamo portatori di voce, suoni, immagini, grazia. Musici e maghi nel luogo della terra possiamo lasciare parole, impronte e forme di ogni tipo, essere orrifici o dispensare la bontà con un gesto naturale come quello del seminatore e risanare questa vita, perché come diceva Castaneda: Il guerriero è impeccabile.

Masaru lo sapeva, come scienziato ripeté l’esperimento con la sua amica acqua per offrire una verità impressionante come poeta scrisse una via da percorrere che come la salita alla montagna avvicina al cielo.

 

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