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Perché partire per un cammino? Perché poi nulla più sarà come prima. E se le gambe non ce la fanno? Cammina con il cuore!

Perché partire per un cammino? Perché poi nulla più sarà come prima. E se le gambe non ce la fanno? Cammina con il cuore!

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di Alex Vigliani

Arriva quel momento nella vita del camminatore o dell’escursionista, in cui ti svegli, cominci a guardarti intorno e la trovi là.
Cosa? La voglia di partire. La voglia forte di misurare gambe e soprattutto testa e cuore con un cammino. Oppure è vero anche il contrario. Che a un certo punto, senza una pregressa esperienza di passi fatti – per svariati motivi dovuti alla vita – si decida di partire, incamminarsi e lanciarsi in un’esperienza di più giorni. Qualcuno direbbe per ricercare se stessi, per approfondire un discorso di fede, andare incontro al silenzio, vivere un’esperienza di gruppo. Quello che volete, il nostro Ulisse “pedone” a un certo punto dovrà partire.
Di breve, media o lunga durata che sia quel che è certo è che ognuno avrà nello zaino una motivazione diversa.
Di sicuro mettersi in cammino vuol dire essere predisposti a una conoscenza diversa di sé, voler uscire dalla zona di comfort, misurarsi con qualcosa di meno accomodante della quotidianità.

E tu che tipo di camminatore sei?
La prima domanda che bisognerebbe porsi prima di partire. Di camminatori ne esistono tanti. Ci sono quelli che preferiranno farsi portare lo zaino e quelli che nel trasporto dello zaino vedranno una prova nella prova, dovendo prepararlo nei minimi dettagli e immaginando il minimo indispensabile e il minimo peso da trasportare.
E poi quelli che dormiranno in b&b, quelli in tenda e quelli che cercheranno ostelli, donativi parrocchiali o alberghi costosi, doccia in camera e letto comodo. Chi con l’asinello, chi con il proprio partner, chi con il proprio amico di sempre, cane o umano che sia, chi in gruppo e chi da solo.
Non esistono regole, non esiste una linea da seguire, una codifica per essere. Quel che importa, come sempre, è essere pronti, sì fisicamente ma soprattutto mentalmente.
E non esiste un tempo da dedicare al cammino. Certo per lo scrivente sarebbe più giusto godersi il momento passo passo, lentamente, poiché un cammino è tale perché si cammina e non si corre.
Ma chi è che scrive le regole?
Non certo io, non certo tu.

Quel che è certo è che il camminatore, viandante o pellegrino che sia, dovrà fare i conti con le difficoltà. Quelle che si aspetterà di trovare, quelle che non aveva preventivato. E soltanto la caparbietà e la forza di volontà di portare a termine il percorso scelto faranno la differenza.
Non sai cosa ti capiterà, non sai chi incontrerai o cosa vedrai. Sai che a ogni fine tappa dovrai lavare le tue cose oppure trovare una lavanderia, sai che ci sarà una birra ad aspettarti e che dovrai pensare alla cena e al pranzo del giorno dopo. Trovare acqua, ricaricare la borraccia, curarti le vesciche e distendere le gambe per riposare.
Ma l’incognita, quel che normalmente fa paura, in un cammino diventa spinta motivazionale e la curiosità risveglierà i tuoi passi ogni mattina. Dalle prime luci dell’alba all’approdo di giornata.

L’Italia, per un camminatore, è un paese meraviglioso che offre tante e tante varianti, tanti e tanti cammini. Tra i più belli sicuramente Il Cammino di San Benedetto, La Via Degli Dei, La Via di Francesco, La Via Vandelli e il Cammino Materano senza dimenticare le tratte di lunga percorrenza delle Alpi e quei percorsi di più giorni che con un po’ di organizzazione e una buona carta si possono sempre tirare giù.

Buon cammino a tutti!

 

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