Se da una montagna non torni migliore è perché non sei stato capace di ascoltarti

da | 1 Ott 20 | Pensieri in cammino | 0 commenti

Di Alex Vigliani

Una grande signora di roccia, imponente, col petto sporgente e le mani sui fianchi. Il bianco di tanti inverni sulla testa, un vestito a fiori di tanto in tanto, piedi saldi e qualche dolore di schiena dato dall’età per cui ogni tanto ha bisogno di stiracchiarsi. E qui trema tutto.
Io le grandi signore dell’Appennino, queste montagne che ci fanno ombra, le immagino così. Qualcuno le vede come grandi gusci di tartarughe addormentate. Hanno sempre stimolato la fantasia degli uomini, tanto quanto il cielo, tanto quanto le stelle.
E io questa grande signora di roccia la immagino come una maestra, con l’alito quasi sempre fresco e grandi praterie mentali. Di certo spesso benevola, di sicuro a volte severa che non permette a nessuno di avvicinarvisi in modo dozzinale. Men che meno se guidato dal demone della vetta, della conquista, dell’ascesa. I più grandi alpinisti hanno e avevano nel cuore la poesia, perché sanno che per raggiungerla c’è bisogno di corteggiarla. Di amarla davvero. L’ansia volgare dell’ascesa non la vuole, quando muovi il primo passo devi essere disposto a rinunciare.
Nasci re quando muovi il piede e come nel ramo d’oro vi è l’epifania della sconfitta, la possibilità poiché sei partito che non ce la farai e dovrai lasciare tutto. Per te, per i tuoi compagni di cammino, per la montagna e quel che rappresenta. Nessun feticcio merita il sudore ansimante, la volgarità dell’affanno, l’avvicinamento privo di poesia che imponga una piena coscienza del proprio Io.
Se da una montagna, vetta o meno, non torni migliore, c’è qualcosa che la grande maestra di roccia non ha potuto insegnarti. E questo è perché non sei stato capace di ascoltarti, di porti domande, di interrogare il tuo Io.

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