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Sentieri ciociari. Le sorprese che non ti aspetti: Monte Radicino, la vedetta della Valle dei Latini

Sentieri ciociari. Le sorprese che non ti aspetti: Monte Radicino, la vedetta della Valle dei Latini

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Di Alex Vigliani

“Ricominciando questa mattina le mie fatiche innanzi al giorno, mi sono diretta alla volta del Monte Radicino. Era delizioso il veder nascere con lento progresso l’aurora, e indorare successivamente le cime delle montagne degli Ernici; indi sorgere il Sole nel sereno orizzonte vestito di limpidissima luce”.

A guardarlo Monte Radicino è oggi, nel suo lato a favore dei Monti Lepini, una collina – poco più di 500 metri di altitudine – ferita da una cava che è impossibile non vedere. Poi, spesso, incenerito dagli incendi estivi che hanno ridotto la vegetazione a ginestre e altre specie che sul suolo carbonizzato e carsico riescono ad avere la meglio.
Eppure è un punto panoramico di primo ordine sulla Valle dei Latini, ultimo baluardo difensivo dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale, poiché ultima elevazione sulla Casilina prima del piano di Roma. Lì, un soldato tedesco, cercò di rallentare l’avanzata degli alleati.
Sulla sua vetta, invece, ce lo dice Marianna Candidi Dionigi, insisteva un tempio alla Dea Fortuna. Nel punto più alto. Lecito pensare che sia lo stesso, con diversa funzione, oggi denominato castrum romano e che vede resti qua e là di costruzioni antiche.
Nel suo “Viaggio nella città di Saturno”, in prossimità della città di Ferentino, la Dionigi nel 1809 devierà proprio per il Monte Radicino descrivendo un incredibile e splendido paesaggio albeggiante che da una parte rende onore ai Monti Ernici, mentre dall’altra volge lo sguardo alle sinuosità dei Monti Lepini. Uno sguardo completo su alcuni dei punti totemici della Ciociaria e del Lazio. Dalla vetta del Radicino la Dionigi immagina il Lazio, la forza dei popoli pre romani che misero sotto scacco per molti anni la forza dell’urbe eterna ora resistendo, ora contrattaccando.
Il Monte Radicino si raggiunge con facile sentiero, un tratturo percorso più e più volte dai pastori che da tempi antichi calcano la zona. Vi è anche un altro percorso che si inerpica nel bosco prediligendo il versante nord e si ricollega ad ampio tratturo. Poco distante si può apprezzare, tra l’altro, la grancia di Tecchiena (Alatri) purtroppo osservabile solo dall’esterno e neanche troppo avvicinabile poiché proprietari zelanti scacciano chiunque passi anche solo sul campo antistante.

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