Le storie del bosco: della quercia, del vischio, di Baldr il lucente e del suo antagonista Loki

da | 9 Nov 20 | Pensieri in cammino | 0 commenti

Di Alex Vigliani
Se camminare nei boschi porta alla conoscenza della magia e dei culti.

Nei boschi autunnali tra bacche imperlate delle prime gelate e i faggi arrossati dal lento incedere dell’autunno verso l’inverno, aggrappato all’ospite insiste il vischio, pianta magica e antichissima, presente fin dalle prime glaciazioni e ritenuta sacra per molto tempo se non, addirittura, la panacea contro ogni male. Per i celti nata da un fulmine e quindi figlia di una divinità, per i norreni, invece, capace di uccidere Baldr, figlio di Odino, con la macchinazione di Loki.
Si racconta che Baldr, graditissimo Dio, il più lucente dagli dei, il più bello – assimilabile al sole – fosse tormentato da terribili sogni in merito al suo futuro. Così raccontò tutto a Frigg, moglie di Odino, la quale, proprio per la bellezza di Baldr e poiché amato riunì le pietre e la terra, il fuoco e il ferro e tutti gli elementi della terra chiedendo quindi di non toccare Baldr e di fare giuramento. Baldr diventò invulnerabile.
Un giorno tutte le divinità fecero un grande rituale per celebrare l’invulnerabilità di Baldr. Così tutti cominciarono a scagliargli contro oggetti, presero a colpirlo con frecce e armi contundenti ma questi non subiva danni. Loki, Dio ingannatore e invidioso, prese allora le sembianze di una vecchia e andò da Frigg. Le chiese se proprio tutti avessero giurato ed ella rivelò che in realtà il vischio, troppo giovane, a est del Valallah, non aveva giurato. Così Loki andò e raccolse un ramo di vischio. Tornò e incontro Hodhr il dio cieco al quale chiese come mai non stesse partecipando alla festa in onore di Baldr. Egli rispose che non poteva e non aveva comunque niente con cui colpire. Così Loki gli disse che lo avrebbe aiutato, gli diede il ramo di vischio nelle mani e lo invogliò a lanciarlo contro Baldr. Loki virò il braccio del povero Hodhr e quest’ultimo lasciò andare il ramo di vischio, il quale appena colpì Baldr ne causò la morte.

Il pianto degli dei fu forte, sua moglie Nanna lo vide giacere a terra e il cuore le si spezzò e cadde morta. Entrambi furono posti su una pira e venne appiccato un grande fuoco. Sulla pira fu deposto anche il cavallo di Baldr.
Il fuoco rituale, la morte della divinità, entrano così nell’immaginario comune, nei rituali dell’uomo. Ma forse sarebbe meglio affermare il contrario. Il Baldr, come rileva Frazer, è l’immagine di un sacrificio umano reale in cui l’uomo che veniva sacrificato, arso vivo, incarnando nella morte lo spirito arboreo e quindi la grande luce del sole.
Il fuoco ancora una volta come rito di purificazione, ripreso da tutte le popolazioni europee e non solo.
Così la storia di Baldr è probabilmente la “divinizzazione” di un sacrificio umano che avveniva su legno di quercia, quercia e vischio sono d’altronde fortemente legati nel rito magico, poiché ancor più importante era il vischio che parassitava la quercia. E la quercia era evidentemente un simbolo sacro, poiché capace di attirare fulminazioni per la natura della sua corteccia e poiché spesso isolata e per questo incendiarsi. Il fuoco che ne divampava doveva apparire come un messaggio divino.

Nel vischio invece sempre il Frazer ritrova il chiaro nesso con il ramo d’oro di Enea che permette la catabasi nell’Ade. Una pianta, dunque, che appartiene alla natura e alla sfera dei culti magici umani attraverso cui, nel tempo, si è comunicato, si sono fatti sacrifici, si sono costruiti rituali del fuoco che ancora oggi sopravvivono.
Da non dimenticare l’usanza di baciarsi sotto il vischio, che in qualche modo andrebbe a ricollegarsi con la divinità Frigg che, moglie di Odino, è divinità del matrimonio e della maternità. Tant’è che in molte zone d’Europa, ancora, si vuole che se non ci si bacia, passando in coppia sotto il vischio, il rischio è quello di non sposarsi.
Infine sulla quercia, collegamento che ancora troviamo riferibile al sole e al solstizio invernale, è quello del fuoco sacro, il medesimo delle vestali che ardeva con legno di quercia. Il ciocco nel camino che brucia a Natale è ancora di quercia e allontana, al pari del vischio appeso alla porta, gli spiriti maligni quindi con funzione apotropaica.

Fonte: Il Ramo D’Oro, Frazer

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