Ti racconto un viaggio: L’Islanda dagli occhi di ghiaccio e il cuore di fuoco

Ottobre 28, 2026by Alex Vigliani0

L’Islanda, uno dei miei primi amori in viaggio, ha gli occhi di ghiaccio e il cuore di fuoco!

Voglio raccontarti un viaggio fatto nel cuore dell’inverno in uno dei posti più belli che la terra abbia creato: L’ISLANDA!
Oh lo so, tanto è stato scritto sull’Islanda. Così tanto che ormai non ha più senso parlarne. O forse sì? Perché in fondo un viaggio è fatto di emozioni e se parli di emozioni ogni viaggio, ogni luogo ha un aspetto diverso.
Ricordo ancora la prima volta che ho scoperto l’Islanda.
Faceva freddo. Era febbraio. L’aria sembrava “brinare” dentro il naso. Giù dall’aereo tirai giù la sciarpa e misi di istinto le mani in tasca nonostante i guanti.
Poi però feci una cosa che mi accompagna da sempre. Decisi di respirare quell’aria. Aria di aeroporto, niente di che. Però diversa. Penso che ogni posto abbia un proprio odore o che il nostro cervello cataloghi i luoghi a seconda delle sensazioni.
Così l’Islanda sa di un modo, la Scozia di un altro, la Spagna e così via.

Dall’aeroporto presi la strada che mi avrebbe portato alla prima guesthouse e mi accorsi fin da subito in che razza di posto ero capitato!
Terra nera, terra scura. E ghiaccio e neve e pianure sterminate, tutto questo mentre Reykjavik scompariva dietro i nostri finestrini e sentivo il cuore battere all’impazzata.
Quell’emozione al centro dello stomaco che ti arriva dritta fino al cervello.
Ero in un posto “altro”. Diverso da tutto quello che avevo visto in precedenza.
Così, dovendo utilizzare un numero di caratteri adeguato a una cronaca, vi dirò che la prima aurora boreale mi sorprese quasi all’improvviso, mentre stavo ancora mettendo a posto le cose.
Non potevo crederci! Si muoveva sinuosa nel cielo, sembrava suonare.
Dita nel cielo che suonavano un’arpa di accordi profondi, ancestrali, che giungevano a me dall’universo profondo.
Fu un’emozione grandissima. Gli occhi fissi al cielo. Non sentivo il freddo, troppo preso dalla meraviglia che avevo davanti e di cui cercavo di carpire ogni sfumatura perché rimanesse a imperitura memoria insieme alle emozioni che stavo provando.
Ad oggi, che di anni ne sono passati tanti, quel momento non l’ho ancora dimenticato.
Anzi poi in Islanda ci sarei tornato ancora una volta a caccia di aurore boreali, certo, ma non più solo per quello. Perché è vero che c’ero arrivato per cercare l’aurora boreale, ma poi avrei scoperto tutta la natura straordinaria di questo angolo di mondo!
I geyser, le cascate a schiantarsi tra ghiacci e neve, il ghiacciaio più grande d’Europa, la spiaggia forse più pericolosa al mondo, quella di Reyninsfjara dove il mare urla la sua rabbia e il nero si fonde al blu più tetro.
Mi sarei immerso nella cultura islandese, ascoltato e amato i Sigur Ros e Bjork per sognare di questo e altri luoghi.
E poi la terra vulcanica. Quella la senti in modo diverso.
Cammini in equilibrio su un mondo forte e gentile allo stesso tempo, che cova il fuoco nel cuore.
L’Islanda, uno dei miei primi amori in viaggio, ha gli occhi di ghiaccio e il cuore di fuoco!

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